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NONSOLOSCIENZA

Microactive: screening oncologico più veloce ed economico

L’Unione Europea finanzia MICROACTIVE, lo screening oncologico con una tecnologia studiata appositamente dai ricercatori europei per abbattere i tempi e i costi della prevenzione dei tumori uterini. 

di Fabiana Fagnani

Per combattere i tumori è necessario attaccarli sul nascere, anzi prima ancora che si sviluppino; è proprio per questo che bisogna prevenire. Gli strumenti di prevenzione al tumore al collo dell’utero sono molti ma a volte anche costosi e con lunghi tempi d’attesa.

Un team di ricercatori finanziati dall’Unione Europea ha scoperto il modo per ridurre i tempi e i costi dello screening. Tutti gli esami di prevenzioni potranno essere eseguiti non necessariamente da medici specialisti ma anche da altro personale non specializzato; in questo modo si potrebbero avere stessi risultati guadagnando tempo e denaro. Questa iniziativa fa parte del progetto MICROACTIVE Automatic detection of disease related molecular cell activity, cioè rilevazione automatica di attività cellulare a livello molecolare correlata alle malattie.

Il progetto è finanziato da “Tecnologie per la società dell’informazione” del Sesto programma quadro dell’UE ed ha previsto un budget di 1,6 milioni di euro. Lo screening oncologico oggi viene effettuato con saggi molecolari scomodi e costosi che richiedono molto tempo da parte di personale qualificato. Questa nuova tecnologia promette una rivoluzione nella strumentazione diagnostica, attraverso l’utilizzo di tecnologie microfluidiche e di microfabbricazione all’avanguardia. Microactive si concentra sullo screening oncologico diretto alla ricerca di particolari ceppi di Hpv in grado di provocare il cancro. 

Liv Furuberg ricercatrice presso l’ente di ricerca scandinavo SINTEF e coordinatrice di questo progetto ha affermato: “Il test si basa sul comprendere quali dei ceppi virali hanno causato l’anomalia, infatti esistono più di 100 ceppi virali  e il sistema immunitario è in grado di combatterne il 97% mentre il 3% rimane mortale. I medici devono riconoscere di quale ceppo si tratta.”

I  nuovi laboratori di Microactive riducono a due passaggi un processo che solitamente ne richiede 20. I due processi che resterebbero potrebbero essere eseguiti facilmente, anche da personale non medico. La ricerca diagnostica di Microactive utilizza per queste analisi l’acido ribonucleico messaggero mRNA come un marker di virus attivo. Le tecnologie di screening oggi utilizzati consiste in test basati su cellule e rivelano nel 50-75% dei casi dei falsi positivi. Ecco perchè Microactive si affida agli mRNA codificati per particolari proteine. 

Il test Microactive è molto semplice da eseguire: si preleva un campione di cellule dal pap-test tradizionale e lo si mescola ad un additivo all’interno di una siringa, la quale viene inserita nel primo laboratorio. Qui il campione viene estratto dalla siringa preparato e applicato ad un chip microfluidico monouso che consente il trasporto dei liquidi su piccola scala. 

 La prima fase del processo di rilevazione prevede lo svolgimento dell’amplificazione basata su una sequenza di acidi nucleici (metodo NASBA, nucleic acid sequence based amplification) al fine di creare un numero elevato di marker. Quindi, vengono aggiunti i biomarker (molecole sviluppate in vitro che si legano unicamente a tipi specifici di acido nucleico). Continua la Furuberg: “Nei nostri test, ci siamo occupati soltanto di due marker, perché tanto bastava per dimostrare il concetto ma nel chip monouso sono presenti otto canali, ciascuno dei quali può rilevare due virus contemporaneamente. Potremmo dunque eseguire uno screening per rilevare fino a 16 marker differenti”. 

 Una vera sfida del progetto è stata quella di ottenere un campione di qualità sufficientemente elevata per la fase di amplificazione: ancora prima di prelevare il campione cervicale, i ricercatori hanno studiato nei minimi dettagli ogni aspetto del processo per elaborare un approccio più diretto possibile. “Il livello qualitativo necessario è stato raggiunto”, ha concluso Furuberg.

Il sistema di MICROACTIVE ha fatto registrare risultati equivalenti o addirittura superiori a quelli degli attuali standard in uso per la rilevazione dell’HPV. 

http://cordis.europa.eu/search/index.cfm?fuseaction=news.document&N_LANG=EN&N_RCN=32706&pid=0&q=153564B302858E088BC293ED0EA39FDB&type=sim


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  • 1 anno fa
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Da Facebook parte l’ appello di due medici italiani che si schierano contro il vaccino Anti-hpv: “Le nostre figlie non sono cavie da laboratorio”. Le loro affermazioni sono in linea con quanto già sostenuto dall’Agenzia Svedese.

In un recente rapporto, l’Agenzia Governativa Svedese per la valutazione medica, ha raccomandato al Consiglio Nazionale per la Salute e Previdenza, di revisionare la strategia di prevenzione del cancro al collo dell’utero. L’uso del vaccino HPV, promosso e pubblicizzato in grande scala dai produttori, aggiungerà una spesa sostanziosa al budget economico riservato alla prevenzione del cancro, mentre l’efficacia dello stesso vaccino ancora non può essere provato praticamente a meno che non si aspettano circa 10 anni. 

Al contrario ci sono molti medici che si pongono a favore del vaccino, si fidano dell’esperienza degli esperti nel campo vaccinale e credono nella sua efficiacia.

Sentiamo i pro e i contro del vaccino Anti-Hpv

  • 1 anno fa
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Risultati Pap-test: impatto negativo sulla salute mentale

Avere un pap-test positivo ad anomalie delle cellule epiteliali del collo dell’utero può avere effetti molto negativi sulla psiche delle donne.

di Fabiana Fagnani

Il Centro di ricerca Universitario del Quebec in Canada UREPS (Unité de recherche en santé des popolazioni), ha studiato gli effetti psicologici che un risultato positivo del pap-test può avere nei confronti sulle donne. L’indagine condotta su 492 donne con risultato anormale di pap-test e 460 con un risultato anormale reclutate in tutto il Canada. Lo studio ha avuto la durata di due anni, dall’agosto 2006 all’agosto 2008  ed è stata pubblicato l’11 giugno su Unbound Medline. 

Tre fattori hanno influenzato la ricerca: la situazione socio-demografica in cui vivevano le donne, la loro attività sessuale e la gravità dei risultati del pap-test. Nelle donne che avevano ricevuto un responso che evidenziava delle anomalie si sono avuti attacchi di ansia, la quale però è diminuita con il passare del tempo. Il 35% delle donne presentava stati di ansia significativa fino a 12 settimane dopo il pap-test. Questa percentuale di donne rappresentava una categoria appartenente ad un basso livello socio-economico, che non aveva ben compreso i risultati del responso e che percepiva molto alto il rischio di incorrere in un tumore al collo dell’utero.  

Questo studio, hanno concluso i ricercatori, ha dimostrato come ricevere un pap-test anormale comporti un impatto significativamente negativo sulla salute mentale delle donne. Ricevere un Pap test anormale ha un impatto statisticamente significativo e clinicamente negativi sulla salute mentale. Tuttavia, questo effetto negativo scompare dopo 12 settimane per la maggior parte delle donne. 

http://www.unboundmedicine.com/medline/ebm/record/21695747/full_citation/The_psychosocial_impact_of_an_abnormal_cervical_smear_result_

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DALL’ITALIA ALLA SVEZIA: IL VACCINO ANTI-HPV E’ DAVVERO EFFICACE?

Abbiamo osservato, come in Europa e in particolare in Italia, dal 2007, è iniziata la campagna di vaccinazione anti-hpv, virus responsabile dei tumori al collo dell’utero, da parte del Ministero della Salute. Anche l’India aveva chiesto al governo di rendere più agevole economicamente l’acquisto del vaccino contro l’hpv. Ma cosa ne pensano gli altri stati sulla efficacia della vaccinazione?

di Fabiana Fagnani

In Europa è stata autorizzata la somministrazione di due vaccini  Gardasil e Cervarix per evitare che le donne contraggano il Papilloma virus umano (Hpv). Il primo è un vaccino quadrivalente, che protegge dall’infezione dei ceppi virali ad alto rischio tumore 16 e 18, e a basso rischio 6 e 11 che provocano i condilomi. Il 28 febbraio 2007 l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha autorizzato la commercializzazione di questo vaccino in Italia. Il secondo è un vaccino bivalente, diretto esclusivamente contro i ceppi ad alto rischio 16 e 18 ed autorizzato alla commercializzazione in Italia il 20 settembre 2007. In Italia non sono molte le voci discordanti verso l’utilizzo del vaccino, anzi i ginecologi sempre di più, sono convinti della sua efficacia. Inoltre il Ministero della salute in collaborazione con associazioni ha pubblicizzato molto la somministrazione del vaccino. Ma come la pensano le altre nazioni?

Gli Stati Uniti nel 2006, sono stati i primi ad autorizzare il vaccino. Su 50 Stati Americani, solo 5 lo raccomandano. Perchè? Il tutto nasce da violente polemiche esplose nel Texas: medici, scienziati ed esperti sostengono di non essere stati consultati prima dell’ ordinanza esecutiva del governatore Rick Perry a somministrare il vaccino nel Texas e denunciano che il Gardasil è pericoloso e non testato, distribuito per puro profitto e responsabile di gravi effetti collaterali.

Effetti negativi sono stati segnalati in 20 Stati americani: “le reazioni vanno dalla perdita della coscienza, al collasso” riporta The Washington Time. “Alcune bambine hanno accusato gravi mal di testa, capogiri, nausea, febbre e perdita temporanea della vista…”. “Segnalati 13 casi di sindrome di Guillan Barrè”.

Ma in Svezia, i medici non sono convinti della sua efficacia: una valutazione scientifica presentata nel gennaio 2008 dimostra che gli studi sono insufficienti e incerti sugli effetti preventivi del vaccino contro il cancro. Si teme che con la vaccinazione generale ci sia il serio rischio che la maggior parte delle donne non si sottoporrà più a visite ginecologiche di controllo e di screening causando nuovi rischi per la salute.


In un recente rapporto, l’Agenzia Governativa Svedese per la valutazione medica, ha raccomandato al Consiglio Nazionale per la Salute e Previdenza, di revisionare la strategia di prevenzione del cancro al collo dell’utero. L’uso del vaccino HPV, promosso e pubblicizzato in grande scala dai produttori, aggiungerà una spesa sostanziosa al budget economico riservato alla prevenzione del cancro, mentre l’efficacia dello stesso vaccino ancora non può essere provato praticamente a meno che non si aspettano circa 10 anni. 

L’articolo riportato dall’agenzia svedese sottolinea come, la spinta eccessiva del governo ad inserire il vaccino HPV nel programma vaccinale dei bambini, ha creato false speranze non sostenute dalle evidenze scientifiche: La commercializzazione di un  vaccino contro il cancro al collo dell’utero è un incredibile “inganno alle donne svedesi” e rischia di creare nuovi pericoli per la salute. Il Consiglio Nazionale svedese per la salute e previdenza sta subendo pressioni per inserire il vaccino nel programma vaccinale dei bambini.“Il modo in cui la pubblicità ingannevole fatta al vaccino aumenta le speranze, è un tradimento alle donne” scrivono la direttrice e il manager dell’agenzia governativa svedese per la valutazione medica (SBU).

Fin dal 1960 la Svezia ha da sempre promosso la lotta contro il tumore al collo dell’utero. Grazie all’introduzione di esami ginecologici su campioni di cellule (PAP test), il numero di nuovi casi di cancro è più che dimezzato. Nonostante questo, su 450 donne ogni anno viene diagnosticato il cancro all’utero e 150 muoiono a causa della malattia.


Anche la ricerca in questo campo, ha fatto numerosi passi in avanti e i vaccini (Gardasil e Cervarix), ne sono una evidente dimostrazione. 


E’ fondamentale chiarire che i vaccini scoperti non sono contro il cancro al collo dell’utero, ma dovrebbero evitare il contagio solo da alcuni ceppi di hpv, non proteggendo assolutamente contro gli altri 100/150 ad oggi conosciuti. La ragione per cui i ricercatori hanno scoperto un vaccino contro soli 4 ceppi è perchè questi si sono riscontrati nei 2/3 delle donne che avevano il cancro al collo dell’utero. 


L’agenzia governativa svedese al momento non è in grado di dire quanto una vaccinazione alle bambine potrebbe aiutare a prevenire i futuri casi di cancro. Esistono alcuni documenti scientifici che proverebbero che il vaccino può prevenire mutazioni cellulari dovuti al papilloma virus 16 e 18, ma gli effetti sul cancro possono essere verificati solo decenni dopo. Gli studi di controllo effettuati dopo il vaccino sono ancora troppo pochi per trarre conclusioni. Secondo i ricercatori, un calcolo approssimativo dimostra che una vaccinazione generalizzata contro i virus HPV16 e 18 ai bambini potrebbe prevenire lo sviluppo di metà dei casi di cancro al collo dell’utero.


E’ importante inoltre ribadire che Il vaccino non deve assolutamente essere un sostituto dei periodici controlli ginecologici, come il fondamentale pap-test, il primo passo per la prevenzione ai tumori. Le aspettative sull’ efficacia del vaccino sembrano essere troppo esagerate e non c’è certezza. 

Un altro punto da chiarire è il costo della campagna. La spesa diretta per ogni lotto è di circa 21 milioni di euro per vaccinare tutte le ragazze e gli effetti potranno solo essere visti dopo 20-30 anni. Ogni dose di richiamo costerà circa 6 milioni di euro. Se dovranno essere vaccinati anche i maschi, visto che sono portatori sani del virus, le spese raddoppieranno. L’interrogativo principale a questo punto è se valga davvero la pena spendere questi fondi per altri metodi di prevenzione e/o cura del cancro e di altre malattie.

La scorsa estate, il produttore del Gardasil ha fatto una campagne pubblicitaria su giornali e cartelloni diretti al consumatore finale. Le campagne pubblicitarie di farmaci che necessitano prescrizione medica non sono permesse, ma per i vaccini esiste un’eccezione. Ancora non è chiaro come viene interpretata questa eccezione.

Secondo una statistica moltissime donne credevano che la campagna pubblicitaria fosse promossa dal governo e che il vaccino proteggesse contro il cancro al collo dell’utero. Questo è un chiaro segno che la pubblicità dovrà essere affiancata da informazioni neutrali indipendenti dai produttori dei vaccini.

“Ogni altro tipo d’informazione sarà un tradimento e un inganno alle donne” continua l’agenzia governativa svedese, in quanto è necessaria una vera informazione scientifica che non sia di parte e neanche influenzata dalle cause farmaceutiche.

 

http://www.dn.se/debatt/upphaussat-cancervaccin-svek-mot-kvinnors-halsahttp://www.washingtontimes.com/news/2009/sep/01/only-dc-virginia-push-hpv-vaccine/?page=all


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HPV ALLEATO CONTRO I TUMORI ORO-FARINGEI

I tumori provocati dal papilloma virus rispondono meglio alle cure oncologiche, rispetto a quelli che sono causati dal fumo. 

di Fabiana Fagnani 

Non tutti i virus sono dannosi, alcuni possono diventare dei forti alleati per individuare meglio la presenza di tumori. L’ASCO, Società Americana di Oncologia in una conferenza che si è svolta a Chicago questo mese, conferma che l’hpv papilloma virus, responsabile dei tumori al collo dell’utero, potrebbe essere utilizzato come campanello d’allarme al fine di prevedere la sopravvivenza delle persone affette da cancro alla bocca. La certezza arriva dalla ricerca degli scienziati dell’Università dell’Ohio, pubblicata sul New England Joournal of Medicine.

Secondo i ricercatori dell’Ohio, le persone che presentano neoplasie provocate dall’hpv, rispondono meglio alle terapie oncologiche rispetto a quelle in cui si riscontrano neoplasie provocate dall’abuso di fumo e alcool. Gli scienziati hanno analizzato che su 323 pazienti con una neoplasia dell’orofaringe in fase avanzata, 206 erano affetti  dal Papilloma virus (Hpv). Tutti i pazienti hanno affrontato la terapia e, a tre anni di distanza, l’82% di quanti avevano l’Hpv erano ancora vivi, contro il 57 % dei malati che non lo avevano ma che avevano il tumore alla bocca per altre cause come il fumo o l’alcool.

Il virus hpv sarebbe in grado di ridurre la probabilità di neoplasie recidive nella bocca, disturbi che si ripresentano invece, nel 74 e nel 43% dei pazienti che manifestano neoplasie causate dal fumo e che sono negativi all’hpv-test. Anche la chemioterapia ha riscontri positivi nei pazienti con l’hpv, rispetto a quelli che sono negativi al virus ma che hanno sviluppato un tumore della bocca a causa dell’uso di tabacco.

Questa scoperta fornisce una direzione utile per futuro della ricerca: incrociando le statistiche che indicano la percentuale delle persone positive all’HPV, quelle sul consumo annuo di tabacco e gli studi sul cancro orofaringeo, gli scienziati hanno la possibilità di classificare i pazienti a seconda del loro rischio di morte che, può essere basso, medio o alto. Ad esempio i pazienti che hanno neoplasie causate dal virus Hpv possono essere considerate appartenenti alla categoria a basso rischio di morte per tumore del cavo orale e possono evitare la terapia multimodale. Al contrario, una simile strategia sarebbe inappropriata per il 36% dei pazienti con tumori HPV-positivi che sono nel gruppo a rischio intermedio, per i quali i 3 anni di tasso di sopravvivenza globale è inaccettabile. I pazienti del gruppo ad alto rischio dovrebbe invece iniziare delle terapie oncologiche per tentare di debellare il tumore.

HPV e  esposizione al tabacco sono considerati fattori determinanti per la classificazione dei rischi e la selezione della terapia più appropriata per i pazienti con carcinoma orofaringeo a cellule squamose.

http://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMoa0912217#t=articleBackground

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INDIA: UN QUARTO DELLE DONNE MUORE DI CANCRO AL COLLO DELL’UTERO

La missione dell’American Association for Cancer Research è quella di prevenire e curare il cancro. L’Associazione venne fondata nel 1907 ed è la più grande professionista al mondo dedicato nella ricerca sul cancro. Nell’ottobre 2009 i ricercatori dell’AACR scoprirono che il vaccino poteva essere un valido aiuto per eliminare il 75% dei tumori al collo dell’utero nella regione dell’India.

Di Fabiana Fagnani

La regione dell’India è quella più colpita al mondo dal virus dell’Hpv, si pensi, che il tumore al collo dell’utero ad esso associato, causa la comparsa di 132.000 nuovi casi di tumore all’anno e 74.000 decessi. I ceppi più diffusi di Hpv sono il 16 e il 18 e la vaccinazione sarebbe utile per ridurre l’insorgenza del 75% di tumori uterini secondo i dati presentati dal Cancer Research Frontiers.  

“Un quarto delle morti femminili che si verificano in India, sono causate dal tumore all’utero” ha dichiarato A. Raj Kumar Patro, dottorando presso l’AII, l’ India Institute di medical science di Nuova Delhi - Dipartimento di Microbiologia. “La maggior parte delle donne presenta uno stadio avanzato della malattia e una risposta poco positiva alle terapie contro il tumore.”                                                                                                                    Per arrivare ad avere un vaccino efficace contro l’HPV, gli scienziati necessitano di comprendere più approfonditamente il genotipo del virus. Patro e i colleghi dell’India Institute hanno esaminato 106 donne con cancro cervicale invasivo, 524 donne con cervice malsano e una comunità di donne sottoposte a test HPV. Tra le donne con cancro cervicale invasivo, l’83% riscontravano HPV-16 o HPV-18. Tra coloro che hanno presentavano anomalie nella cervice, il 15,5% aveva l’HPV.               

 Nel 45,4% della popolazione femminile, l’hpv veniva riscontrato di basso grado e al 65,7% di alto grado. Patro ha affermato che il vaccino contro l’HPV è ben accolto in India, senza nessuna obiezioni morale o religiosa, cosa che è accaduta ad esempio, negli Stati Uniti. Tuttavia il fattore economico rischia di essere un grande ostacolo alla somministrazione.

“Il vaccino è molto più accettato dello screening oncologico ma è difficile per la maggior parte della popolazione acquistarlo al prezzo in commercio. Attualmente è stato comprato dalle classi più abbienti ma se diventasse disponibile gratuitamente attraverso il patrocinio e gli sforzi di sensibilizzazione, potrebbe raggiungere la popolazione tutta la popolazione femminile”.

 http://www.eurekalert.org/pub_releases/2009-10/aafc-sic100109.php

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I RISULTATI DEL PAP-TEST: LEGGERE E COMPRENDERE

L’Azienda USL Roma C ha organizzato uno screening del tumore dell’utero offrendo a tutte le donne di età compresa tra i 25 e 64 anni, residenti nei Municipi Roma VI, IX, XI, XII, la possibilità di effettuare gratuitamente un pap- test ogni 3 anni. Il pap-test consiste nel prelevare con una piccola spatola alcune cellule del collo dell’utero che verranno strisciate su un vetrino ed analizzate nel laboratorio di citologia. Ma come di leggono i risultati del pap-test? Ecco come comprendere il responso di questo importante test di prevenzione.

di Fabiana Fagnani

Il Pap test è il più facile e utile test di prevenzione che riesce a riconoscere il tumore al collo dell’utero anche quando non ci sono sintomi grazie all’individuazione delle lesioni pre-cancerose che potrebbero diventare pericolose. Di solito si consiglia il pap-test alle donne di età compresa tra i 25 e i 64 anni, anche se in molti casi è utile iniziare in concomitanza con il primo rapporto sessuale.

Esistono due tipi di “strisci vaginali” in grado di individuare delle anomalie o delle infezione nell’utero:

1)Il Pap test, che serve a individuare solo eventuali tumori o lesioni che possono trasformarsi in tumore del collo dell’utero;

2) Lo striscio batterioscopico o batteriologico, che individua le cause di un’infiammazione. Una volta individuato il problema si prosegue con la scelta di una cura più idonea.

Nascita del pap-test

Le malattie del collo dell’utero sono molto comuni, Possono variare da problemi semplici, quali infezioni e infiammazioni, a quelle più serie, quali displasia e cancro. Alcuni tipi di alterazioni cervicali possono trasformarsi in cancro. La prima soluzione al problema fu proposta all’inizio degli anni 40’ (1943); sebbene non si sapesse ancora la causa che provocava il cancro del collo uterino, fu proposto un esame, per l’epoca rivoluzionario, ma di semplice attuazione e sopratutto di basso costo, che era in grado di prevedere, con anni di anticipo, l’insorgere del cancro del collo uterino. Nacque il Pap Test il cui nome deriva dalle iniziali del citologo Rumeno che lo inventò e mise a punto: Il Dr. Papanicolau. Il Pap Test ha il compito di valutare la normalità delle cellule del collo dell’ utero, di rilevare infiammazioni e individuare le pazienti che sono affette da lesioni uterine con potenzialità evolutiva in senso neoplastico, quindi tumorale.

Cellule epiteliali anomale e lesioni uterine

Le lesioni vanno sotto il nome di Displasia ovvero “alterato sviluppo” delle cellule dell’utero. Queste sono cellule trasformate che si comportano come “ribelli” e non ubbidiscono più alle regole che disciplinano le cellule epiteliali normali che rivestono la superficie del collo dell’utero. Queste non hanno più l’inibizione da contatto con le altre cellule, pertanto tendono a moltiplicarsi senza limiti anche a costo di sovrapporsi una sull’altra (es. formazioni condilomatose). Sono in grado di moltiplicarsi velocemente e che inducono la formazione di nuovi vasi capillari necessari per il loro nutrimento.

Alcune volte, intorno alla membrana delle cellule epiteliali si produce uno strato di cheratina che le rende più resistenti (cheratosi displastica). La cheratina è di colore bianco trasparente perlaceo, che reagisce all’acido acetico accentuando l’intensità del colore bianco. Spesso infatti, la displasia in colposcopia appare come un area bianca, che può essere piatta oppure piramidale. Quando la displasia diventa grave, le cellule diventano più aggressive, aumentano la loro capacità di infiltrasi tendendo a superare la membrana basale che separa i tessuti epititeliali da quelli connettivali (stoma).

Interpretare le sigle nei risultati del pap-test

Esistono due gradidi displasia che possono risultare dai referti del pap-test: LSIL (Lesione intraepiteliale squamosa di basso grado) e HSIL ( Lesione intraepiteliale squamosa di Classificazione Bethesda System 2001 - 2002 . Qual’è la causa che rende le cellule displasiche? Un’infezione virale come l’hpv (human papilloma virus) che ha un ciclo vitale oncogeno che penetra nella cellula, libera il proprio Dna e si fonde con il Dna della cellula stessa. Si ottiene così una cellula ibrido metà umano e metà virale che può generare il cancro. Il riconoscimento microscopico di tali lesioni consente il loro trattamento grazie ad  interventi chirurgici limitati e conservativi della funzione dell’utero, impedendo così la loro degenerazione in senso neoplastico.

Perché in alcuni Pap Test si parla di CIN? Cos’è il CIN? Il CIN è una vecchia classificazione del Pap Test, (letteralmente: Cervical Intraepitelial Neoplasia) esistono tre gradi di CIN:

Il CIN 1 che corrisponde alla displasia lieve, il CIN 3 che corrisponde alla displasia grave, infine il CIN 2 che doveva essere una via di mezzo, tra la dispalsia lieve e quella grave; invece con il tempo, si è visto che è solo sinonimo di confusione, in effetti non esiste una displasia media, la displasia o è lieve o è grave. Purtroppo il CIN 2 ancora oggi crea confusione e sopratutto ha prodotto molti errori di trattamento, per esempio: sono state effettuate molte conizzazioni che potevano essere evitate. Per questo motivo, nel 2001 in un congresso mondiale che si è tenuto a Bethesa, si è deciso di abbandonare la vecchia classicazione del CIN ed adoperare la nuova classificazione LSL/HSIL (Displasia Lieve /Displasia Grave).

Alcune volte nei risultati di alcuni pap-test risulta un’altra sigla: ASCUS significa che nel Pap Test sono state trovate delle cellule squamose atipiche (in pratica cellule alterate) che però non è possibile determinare se siano benigne o maligne. Questo non significa che il Pap Test è stato effettuato in modo errato e quindi è da ripetere, occorre invece capire cosa ha provocato l’ASCUS. Pertanto occorrerà procedere con ulteriori accertamenti (Colposcopia, Biopsia, ricerca ed eventuale tipizzazione del virus HPV, esami batteriologici).

Se si vuole fare un pap-test, una colposcopia o un test hpv ci può recare al Fatebenefratelli isola Tiberina di Roma, li potrete prenotare tutte le visite che desiderate e gli accertamenti, telefonando direttamente allo 06/68371-484 reparto di ginecologia.

Fonte: http

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L’Onda è l’Osservatorio nazionale sulla salute della donna, che si occupa di tematiche relative all’universo femminile ed è sempre presente quando si tratta di prevenzione ai tumori. Da quando l’Italia e il suo Ministero della Salute hanno iniziato la campagna di vaccinazione contro l’Hpv (papilloma virus umano) principale responsabile dei tumori al collo dell’utero, l’Onda (Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna) si è sempre posta in prima linea insieme alla sua presidentessa Francesca Merzagora, per pubblicizzare e sostenere una campagna favorevole alla vaccinazione di prevenzione ai tumori uterini. Per saperne di più sull’Onda e sulla sua campagna di sensibilizzazione, ho intervistato Giulia di Donato responsabile della comunicazione Hpv (human papilloma virus) dell’Onda e portavoce della Merzagora.

Di seguito l’intervista ALL’O.N.D.A.

Fonte: ­ondaosservatorio­.­it

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L’O.N.D.A e la vaccinazione Hpv

L’Onda è l’Osservatorio nazionale sulla salute della donna, che si occupa di tematiche relative all’universo femminile ed è sempre presente quando si tratta di prevenzione ai tumori.

di Fabiana Fagnani

Da quando l’Italia e il suo Ministero della Salute hanno iniziato la campagna di vaccinazione contro l’Hpv (papilloma virus umano) principale responsabile dei tumori al collo dell’utero, l’Onda (Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna) si è sempre posta in prima linea insieme alla sua presidentessa Francesca Merzagora, per pubblicizzare e sostenere una campagna favorevole alla vaccinazione di prevenzione ai tumori uterini. Per saperne di più sull’Onda e sulla sua campagna di sensibilizzazione, ho intervistato Giulia di Donato responsabile della comunicazione Hpv (human papilloma virus) dell’Onda e portavoce della Merzagora.

Giulia di Donato, da quando L’Onda si occupa di Hpv ( il virus principale che provoca tumori al collo dell’utero)?

L’Onda è nato nel 2005 e ha iniziato ad occuparsi di prevenzione ai tumori uterini e di Hpv sin dal 2007 collaborando con l’ex ministro della Salute Livia Turco. In questo anno infatti il Ministero ha deciso di avviare la vaccinazione gratuita alle dodicenni, l’Onda ha da sempre sostenuto la validità del vaccino appoggiandolo con campagne di sensibilizzazione anti-hpv, rivolgendosi soprattutto alle mamme.

Da un recente studio dell’Istituto Superiore di Sanità è emerso che il 59% delle bambine vaccinate nel 2007 hanno completato i tre cicli di vaccino, quando invece più del 50% delle mamme italiane ne sono reticenti. A cosa è dovuta questa contraddizione?

L’adesione delle mamme al vaccino varia molto da regione a regione: in Basilicata il tasso di vaccinazione è all’80% mentre in Campania è molto più basso. Dalle ultime indagini fatte dall’Onda, in Lombardia è emerso che le mamme decidono di non aderire al vaccino perchè si sentono insicure sulla sua efficacia, un’insicurezza incentivata da quella del medico di base o del pediatra che risulta avvolte reticente e di conseguenza non in grado di dare convinzione. In altre regioni come l’Emilia Romagna o il Veneto invece, i medici e i pediatri hanno spinto molto le mamme verso le vaccinazioni. 

Da uno studio Americano è emerso che un uomo su due ha l’hpv. Sarebbe opportuno, secondo l’Onda proporre un vaccino di prevenzione anche ai giovani uomini?

Secondo l’Onda c’è bisogno di una certezza dei dati, bisogna distinguere dagli uomini che hanno l’hpv e quelli che poi sviluppano forme tumorali. Per proporre un vaccino la Sanità Pubblica deve dare dei fondi e per ora le risorse sono scarse, inoltre è il Ministero della Salute che deve proporre degli obiettivi, ma ancora non c’è una sicurezza dei risultati su questi studi.

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LA PREVENZIONE CON SEMPLICI ESAMI

Il cancro del collo dell’utero è al secondo posto tra i tumori che colpiscono le donne, preceduto solamente dal carcinoma della mammella. questo tumore risulta del tutto prevedibile o ben curabile se rilevato o trattato precocemente.

di Fabiana Fagnani

L’insorgenza del cancro del collo dell’utero non è in genere un evento improvviso, ma è caratterizzata spesso da una lenta gradualità di evoluzione, cioè da progressive modificazioni della mucosa di rivestimento del collo che da normale diventa (per motivi non sempre riconosciuti) piano piano alterata fino ad arrivare al cancro. In altre parole, il tumore insorge su lesioni displastiche che, quindi, rappresentano uno stadio di passaggio (facoltativo) verso il cancro. E’ questo particolare andamento evolutivo che permette nella maggior parte dei casi una diagnosi precoce con conseguente netto miglioramento della sopravvivenza e della qualità della vita.Il senso della prevenzione dei tumori maligni è sorvegliare e curare quelle lesioni che sappiamo poter essere precancerose. L’individuazione e il  trattamento delle lesioni precancerose è quanto il ginecologo può fare in senso preventivo delle neoplasie. La prima modalità di prevenzione è quella di effettuare almeno una volta all’anno una semplice visita ginecologica. Seguono poi altri esami specialistici ma molto efficaci:

 PAP TEST 

 

Ideato e messo a punto da un medico greco emigrato negli USA, Papanicolau (1943), è stato e rimane il primo esame usato su larga scala per la diagnosi precoce dei tumori del collo dell’utero. L’esame semplice ed indolore consiste nel prelevare un pò di secrezione vaginale che viene, poi, analizzata al microscopio da personale specializzato. L’ideale è eseguirlo una volta l’anno.

 

COLPOSCOPIA 

Inventata da un ginecologo tedesco, Hinselmann (1925), consiste nell’osservare il collo dell’utero, colorato con delle sostanze specifiche, attraverso un particolare microscopio. É un esame non fastidioso ed è eseguito direttamente dal medico specialista; permette di localizzare in modo preciso le lesioni e di dare, molte volte, una risposta immediata. Nello screening dei tumori del collo occupa non solo una posizione centrale, ma permette anche una più efficace esecuzione degli altri esami: Pap Test e Biopsia Mirata. Può essere eseguita in qualsiasi momento nell’intervallo tra due mestruazioni. Va effettuata almeno UNA volta l’anno a tutte le donne, in quanto è indispensabile per una reale prevenzione. Per il collo dell’utero, l’abbinamento delle due metodiche (Pap test e Colposcopia) migliora la precisione degli accertamenti, che sfiora in tal caso, il 100%.

VULVOSCOPIA

Simile alla colposcopia per mezzi e coloranti è indispensabile per la individuazione delle lesioni virali della vulva. Utile per uno studio più approfondito delle malattie della vulva.

ISTEROISCOPIA  O  MHC

Di origine più recente, di paternità francese, Hamou (1979) è un esame eseguito con una sonda sottilissima, molto meno di una matita, che senza problemi particolari può, anche ambulatoriamente, essere introdotta nell’utero per guardare là dove non possono né la colposcopia né il Pap test, esami che, d’altra parte, servono SOLO per la prevenzione dei tumori di quella parte dell’utero il collo. É un’indagine che si sta dimostrando utile per meglio definire alcune forme tumorali del collo mentre è sempre più valida per la diagnosi precoce dei tumori del CORPO dell’utero frequenti soprattutto dai 50 anni in su e che stanno aumentando di numero in rapporto alle mutate condizioni socio economiche ed all’allungamento dell’età media.

BIOPSIA

Nel caso che la colposcopia o il pap-test o la Mhc abbiano evidenziato lesioni da studiare ulteriormente, viene effettuato un prelievo (biopsia) di un piccolo frammento di tessuto che viene, poi, analizzato al microscopio. É solamente in base a questi ultimi dati che può essere posta la diagnosi certa di malattia tumorale che- è bene ricordarlo- se diagnosticata in tempo, è guaribile perfettamente. Ma soprattutto è importante sapere che con l’associazione degli esami sopra riportati il cancro può essere addirittura, molte volte, PREVENUTO.

COMPLEMENTARITA’ DEI DIVERSI METODI DIAGNOSTICI

Nessun metodo di indagine medica è infallibile nei confronti del cancro, nemmeno il microscopico. Non bisogna accordare fiducia cieca a nessuno di essi preso isolatamente. Il sistema più sicuro è di utilizzarne diversi con il doppio scopo di confrontarli tra essi in un primo momento ed obiettivare, successivamente, attraverso le loro divergenze la “personalità” di alcuni cancri dell’utero. L’errore diagnostico rimane impigliato nel filtro dei diversi test perché non ha mai un decorso perfettamente rettilineo o per lo meno è infinitamente meno probabile che esso lo abbia nei confronti di più filtri che verso uno solo. Molto spesso i sospetti sono infondati; altre volte sono purtroppo indice di una realtà maligna. La situazione va allora affrontata con senso di consapevolezza e di responsabilità. Ma non è assolutamente il caso di disperare: la scienza ha fatto grandi progressi anche nel campo delle terapie ed oggi è possibile portare a guarigione completa un grandissimo numero di donne ammalate. La terapia di prima scelta è tuttora chirurgica, affiancata da quella radioterapica e chemioterapica. Il sapiente uso di questi mezzi è uno dei segreti del successo terapeutico. Sostiene Eugenio Fusco ginecologo dell’Ospedale di Pesaro nel sito dell’area oncologica di SaluteDonna.it

http://www.salutedonna.it/prevenzione%20tumori%20collo%20utero.htm

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